31 anni fa, a San Luca, nella Locride (RC), veniva barbaramente ucciso il Brigadiere dei Carabinieri Carmine TRIPODI (insignito Medaglia Oro al Valor Militare).

E’ stato celebrato a San Luca il 31° anniversario della barbara uccisione del Brigadiere Carmine Tripodi, avvenuta il 6 febbraio del 1985, cadde in un agguato, sotto il piombo dei killer, stringendo nella mano destra la sua pistola d’ordinanza con la quale, in una disperata quanto inutile difesa, sparò ripetutamente contro i suoi assassini cinque colpi.

Uno fu colpito. Venne trovato dai suoi Carabinieri, che scendevano verso la vallata del Buonamico, piegato sul sedile della propria autovettura, mentre impugnava ancora l’arma, col dito indice sul grilletto.

Presso la Chiesa Santa Maria della Pietà di San Luca, il Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, Monsignor Francesco Oliva, assistito dal priore di Polsi e parroco della cittadina aspromontana don Pino Strangio, ha presieduto la celebrazione eucaristica in memoria del Sottufficiale.

Prima della Santa Messa si è svolto un significativo momento presso il luogo dell’eccidio, all’ingresso del paese, in località “Ponte Cucuzza”, alla presenza del Prefetto di Reggio Calabria, dottor Claudio Sammartino, accompagnato dal Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Lorenzo Fanferi, dal Questore di Reggio Calabria, ha deposto uno corona d’alloro in memoria del decorato, cui sono stati resi gli onori militari da un picchetto armato, sulle note del silenzio d’ordinanza.

Successivamente, al termine della Messa, cui hanno anche partecipato tantissimi studenti delle scuole della zona, con in testa quelli dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro” di San Luca, nella piazza che reca il nome del Brigadiere, è stata deposta un’ulteriore corona accanto alla stele commemorativa.

Alla commemorazione, insieme a rappresentanzedei Carabinieri delle Compagnie di Bianco, Roccella Jonica e Locri, ricadenti sotto l’egida dell’omonimo Gruppo comandato dal Ten. Col. Pasqualino Toscani, erano inoltre presenti il Presidente della Corte d’Appello e il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, il Presidente del Tribunale e il Procuratore di Locri, dottori Rodolfo Palermo e Luigi D’Alessio, nonché il Questore, il Dirigente capo del Commissariato di PS di Bovalino dott. Carlo Casabona, il comandante della Capitaneria di Porto di Bovalino Valenti, rappresentanze provinciali della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Penitenziaria, il Commissario prefettizio di San Luca Salvatore Gullì, nonché Sindaci e Commissari Prefettizi del territorio locrideo.

Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, Carmine Tripodi era nato a Torre Orsaia in provincia di Salerno, il 14.5.1960. Arruolato nell’Arma dei Carabinieri il 14 luglio 1977, dopo aver svolto il previsto corso d’istruzione, fu promosso Vice Brigadiere il 18 Maggio 1980 e Brigadiere il 18 Maggio 1982.

Nell’arco della sua carriera, prestò servizio presso: l’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Bianco, la Squadriglia Carabinieri di Motticella e, da ultimo, dall’8 gennaio 1982, presso la Stazione Carabinieri di San Luca.

Fu fortemente impegnato con determinazione e grande professionalità ad arginare l’ondata dei sequestri di persona sui crinali dell’Aspromonte riuscendo ad assicurare alla giustizia i rapitori dell’ingegnere napoletano Carlo De Feo, tenuto prigioniero per 395 giorni sulle nostre montagne.

Quattro miliardi e quattrocento milioni di lire fu il riscatto pagato. L’imprenditore, una volta libero, decise di collaborare alle indagini e, insieme al G.I. di Napoli. Palmieri, andò a San Luca. Qui Carmine Tripodi e i suoi Carabinieri, con l’aiuto dell’ex rapito, riuscirono a localizzare otto prigioni, tra le impervie alture ed anfratti dello “Scapparrone”, “Zillastro”, Monte Castello, Pietra Longa, Pietra Kappa.

La barbare esecuzione di stampo ‘ndranghetistico, fu organizzata e portata a termine da gruppi criminali della ‘ndrangheta per dare una dimostrazione del proprio “prestigio” nel momento in cui il valoroso sottufficiale aveva chiuso con le investigazioni sulle cosche locali ed era già trasferito a Santa Caterina dello Jonio, dove avrebbe preso servizio lunedì 11 febbraio.

Ci fu il tentativo di intimidire e debellare quel manipolo di investigatori impegnati a Locri, Magistrati e Carabinieri, che non si erano limitati a sognare un mondo migliore ma erano andati a cercarlo e sfidarlo, con le proprie debolezze e le proprie paure, col sentire nel respiro e nel sangue l’ansia della Giustizia.

Sul luogo dell’agguato, Luciana, con la quale era fidanzato e presto avrebbe sposato, presente anche quest’anno alla cerimonia, fece costruire una lapide con una fotografia. Aveva scritto lei le parole incise sulla lastra di marmo. I fiori, quelli di prato che crescevano sulla vicina collina, ad oggi, non sono mai mancati; mani ignote li hanno posizionati sempre davanti alla foto.

Il presidente Emerito della Repubblica ha conferito alla memoria del Brigadiere Carmine TRIPODI la “Medaglia d’Oro al Valor Militare” (concessa con D.P.R. del 21 Gennaio 1986) con la seguente motivazione:

“Comandante di Stazione distaccata, già distintosi in precedenti operazioni di servizio contro agguerrite cosche mafiose, conduceva prolungate, complesse e rischiose indagini che portavano all’arresto di numerosi temibili associati ad organizzazioni criminose, responsabili di gravissimi delitti. Fatto segno a colpi di fucile da parte di almeno tre malviventi, sebbene mortalmente ferito, trovava la forza di reagire al proditorio agguato riuscendo a colpirne uno, dileguatosi poi con i complici. Esempio di elette virtù militari e di dedizione al servizio spinto fino al sacrificio della vita”.

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