Cassazione: dare della strega non è ingiuria.

D’ora in poi se parlando con un bambino date della “strega cattiva” a sua madre non correrete alcun rischio.

Parola di Cassazione che con la sentenza n. 10426/2016, ha assolto una donna per aver apostrofato in malo modo la mamma di un bambino.

Nello specifico, la donna aveva consigliato al piccolo di stare lontano da un’abitazione dove abitava una “brutta strega cattiva”.

Sta di fatto che la sedicente fattucchiera era proprio la madre del bimbo. Consequenziale la reazione della stessa che aveva trascinato in giudizio la donna per le offese subite. 

Ma per gli Ermellini la condotta, per quanto assurda, non integra ingiuria (la quale, peraltro, si ricorda, a seguito della depenalizzazione in vigore dal 6 febbraio scorso, non è più reato, ma solo un illecito civile).

Per la quinta sezione penale, infatti, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa, i termini usati dall’imputata non risultano idonei a ledere l’onore e il decoro della persona offesa, considerato il contesto in cui sono stati espressi.

Il giudice di merito ha deciso correttamente, pertanto, in quanto non ha negato in astratto la potenzialità lesiva delle espressioni utilizzate, ma ha evidenziato “come il loro impiego concreto nel colloquio intervenuto con un bimbo di tre anni fosse privo di effettivo carattere offensivo”.

Si tratta di valutazione argomentata in maniera non manifestamente illogica, hanno ritenuto dal Palazzaccio, mentre ogni doglianza della ricorrente “tesa ad una sua rivisitazione si traduce irrimediabilmente nella sollecitazione di questa Corte ad un inammissibile riesame del merito della decisione”.

All’inammissibilità del ricorso, segue la condanna della “strega” ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre alla multa di mille euro da versare alla cassa delle ammende.

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