Il Carabiniere assolto e riammesso in servizio vuole giustizia e chiede i danni allo Stato: 170.000,00 euro.

Un carabiniere finito sotto processo, assolto e poi riabilitato chiede ora giustizia.

Prosegue la battaglia legale di Marco Casavere, 46 anni, in servizio a Buronzo, nel 2013 era finito centro di un’inchiesta firmata dall’allora pm Ernesto Napolillo che aveva portato all’arresto di Sergio D’Amato, accusato di essersi spacciato funzionario dell’Inps e della Asl favorendo un’azienda privata.

Casavere, che prestava servizio come carabiniere del nucleo Ispettorato del lavoro, secondo l’accusa aveva utilizzato la sua posizione per procacciare clienti a D’Amato.

Nel 2015 il militare è stato pienamente assolto dal gip di Biella, sentenza confermata anche in Appello un anno più tardi.

Dopo aver presentato un esposto alla procura generale di Milano, lamentando «una posizione della pm Napolillo e di alcuni suoi collaboratori andata ben oltre i doveri d’ufficio», il carabiniere ha ora intrapreso una causa civile depositando presso l’Avvocatura distrettuale una richiesta di risarcimento danni allo Stato.

Secondo il documento, le conseguenze dell’inchiesta, a cominciare dai trasferimenti in luoghi di lavoro lontani dalla famiglia, avrebbero comportato diversi problemi sia sotto il profilo economico sia di sofferenza fisica e morale. Marco Casavere, in quanto militare, non rilascia commenti.

La vicenda Casavere (per cui il pm Napolillo aveva denunciato pure alcuni giornalisti, anch’essi assolti dal gip di Milano con una motivazione importante sulla garanzia della libertà di stampa), è quindi ancora lontana dal ritenersi conclusa. Anche perchè, proprio l’altro giorno, pure la seconda tranche del processo ha registrato una pesante battuta d’arresto.

Sul banco degli imputati sono infatti rimasti proprio l’ex dipendente Inail, Sergio D’Amato e il vice questore in pensione Luciano Pettinelli, accusati di aver abusato della propria posizione nell’ambito di alcune consulenze sul lavoro. Il giudice per l’udienza preliminare ha infatti deciso che spetterà al pm riformulare i capi d’imputazione.

Il caso è ora nelle mani del sostituto procuratore Mariaserena Iozzo e si dovrà passare nuovamente davanti al gip che valuterà le accuse (già derubricate da specifiche a generiche) e l’ammissibilità del rinvio a giudizio. È anche possibile che la procura chieda direttamente l’archiviazione.

Cinque anni d’inferno. Per i legali «i piemme hanno sbagliato»

BIELLA -E’ stato assolto tre volte con la formula più ampia possibile. Ha trascorso cinque anni d’inferno a lottare contro accuse infamanti per un carabiniere integerrimo come lui.

Ora, Marco Casavere (nella foto in alto a destra, a sinistra il pm Ernesto Napolillo), 44 anni, fino a quattro anni fa in servizio al Nucleo Ispettorato del lavoro di Biella e attualmente in forza al comando di Buronzo, è passato al contrattacco e chiede allo Stato decine di migliaia di euro di risarcimento per quel pezzo di vita rovinato ingiustamente.

Chiede giustizia per quelli che lui sostiene siano stati dei gravi errori commessi nel corso dei procedimenti giudiziari avviati nei suoi confronti. I suoi legali parlano di «colpa grave del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni».

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