Il giudice perdona il “No Expo”: aveva le molotov senza stoppini.

Assolto: non intendeva fabbricare molotov e non girava armato per la città.

È arrivata ieri mattina, 24 maggio 2016, la sentenza – che farà discutere – sul No Expo 28enne tedesco che aveva raggiunto Milano per partecipare al corteo del Primo Maggio 2015.

Quello in cui le vie del centro furono messe a ferro e fuoco dagli antagonisti.

Daniel Frank Steinmetz, studente di Giurisprudenza a Francoforte, faceva parte di un gruppo di anarchici arrivati dalla Germania qualche giorno prima della violenta manifestazione.

Aveva trascorso la notte insieme ai compagni in una casa occupata del quartiere Giambellino, era stato fermato il 28 aprile in una retata della Digos.

In un’auto con targa tedesca, «presumibilmente in uso» all’imputato secondo la ricostruzione degli inquirenti, erano stati sequestrati (dal verbale della polizia): due bastoni da passeggio con manico ricurvo e punta in acciaio, una tanica con cinque litri di olio per motore, un estintore da 1 chilo, una tanica con cinque litri di benzina, 13 paia di guanti, quattro bottiglie di birra vuote, una bottiglia di vetro sigillata con acqua, una vanga da campeggio pieghevole, due attrezzi da giardinaggio, due imbuti in plastica, una chiave inglese, una chiave a «T», un cappello di lana, un rotolo di carta assorbente da cucina, un rotolo di carta igienica, due cartoline del gruppo anarchico «Spazio comune cuore in gola», tre punteruoli con manico in acciaio.

Secondo la Procura, questi oggetti servivano a fabbricare bombe molotov e a fare del male durante il corteo.

Le accuse erano di detenzione di materiale esplodente, per cui è arrivata l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». E di porto di armi improprie: assoluzione «per non aver commesso il fatto».

Il pm aveva chiesto l’assoluzione per la prima imputazione e la condanna a otto mesi di carcere per la seconda. I difensori del giovane, Eugenio Losco e Mauro Straini, si sono detti «soddisfatti» per il verdetto.

In udienza – come si legge nelle motivazioni del giudice Stefano Corbetta depositate immediatamente – hanno sottolineato che «all’interno del veicolo non furono trovati pezzi di stoffa, né stoppini ma solo un rotolo di carta assorbente da cucina e uno di carta igienica».

Scrive il giudice: «È quantomeno dubbio che, per qualità e per quantità, il materiale sequestrato a bordo dell’auto fosse concretamente idoneo alla costruzione di bombe molotov». Non solo: «La vettura a bordo della quale furono rinvenuti gli oggetti poi sequestrati era pacificamente di proprietà di Boguschewski Jurgen Ralf, cui il veicolo fu poi riconsegnato».

A carico di Boguschewski, come di Steimetz, il prefetto ha emesso un decreto di allontanamento dall’Italia. Nel cruscotto della macchina, che al momento dell’arresto era parcheggiata sotto la casa occupata, c’erano le fotocopie dei documenti dell’imputato insieme al libretto di circolazione in originale intestato al proprietario.

«È presumibile – continua Corbetta – che l’imputato sia arrivato in Italia con Boguschewski (entrambi furono identificati nell’alloggio 20 e nel veicolo fu rinvenuta la fotocopia dei documenti di identità di Steinmetz), ma si tratta di una mera ipotesi» non riscontrata e «non è stato provato alcun contributo causale fornito dall’imputato alla detenzione del materiale sequestrato».

Finora per i fatti del Primo Maggio c’erano stati patteggiamenti e condanne in abbreviato fino a due anni. Altri quattro imputati per devastazione e incendio sono ancora sotto processo.

Articolo a cura di Cristina Bassi (fonte)

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