Pensionati in fuga: ecco i paradisi dove si vive meglio dell’Italia.

In Italia arrivare alla pensione, da qualche anno, è già una fortuna. Arrivarci però, nella maggior parte dei casi non significa la fine dei problemi ma l’inizio.

Con una maggioranza schiacciante di pensioni basse e da fame, la vita del pensionato in Italia può rivelarsi un vero inferno. Il costo della vita aumenta, le pensioni rimangono basse.

La percentuale di anziani che percepiscono una pensione al di sotto della linea di sopravvivenza è sempre più alta.

Un quadro sconfortante che da circa 3 anni ha subìto un improvviso cambio di rotta, certo non una soluzione per tutti, ma almeno per molti: trasferirsi all’estero.

Sono tanti i Paesi in cui si può vivere bene anche solo con 3-400 euro al mese, il primo, l’anno scorso il più indicato, è ad esempio il Costa Rica.

Si penserà che è lontano, che il cambiamento è troppo radicale, ma a guardare i dati, la maggior parte dei pensionati si sposta proprio in Paesi economicamente più deboli dell’Italia, la loro pensione, seppur bassa, può essere rivalutata.

Il fenomeno però non riguarda solo chi ha una pensione bassa, ma anche e soprattutto chi ha pensioni tra gli 800 e i 1200 euro, che in alcuni Paesi possono davvero vivere da nababbi.

Mete particolarmente amate dagli uomini sono quelle dei Paesi dell’Est, Ucraina, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, dove è più facile anche trovare una compagna per trascorrere gli anni della pensione in bellezza.

Le donne, spesso in ricongiungimento con figli e nipoti trasferitisi all’estero, prediligono le mete solari, dall’europea Tenerife all’America Latina, quindi oltre il Costa Rica, il Brasile, il Belize. L’Ecuador, Santo Domingo.

Da qualche anno anche Vietnam, Thailandia e Cambogia cominciano a far valere il loro fascino e soprattutto la propria convenienza economica.

Poi il Canada, indicato come paradiso fiscale 2016 per i pensionati, dove le tasse applicate sono dello 0%!

Quando ci si trasferisce all’estero, se si era un libero professionista o un lavoratore autonomo del settore privato, si può anche trasferire la propria pensione e nella maggior parte dei casi ciò è doppiamente conveniente perché la tassazione imposta da questi Paesi è minore di quella italiana. Questo significa un aumento netto non solo del potere d’acquisto della pensione, ma anche della cifra stessa percepita.

Se invece si era un impiegato pubblico, la pensione non può essere trasferita e si continuano a pagare le tasse in Italia.

Questa discrepanza ha creato anche un vivace dibattito politico a causa della volontà del Governo italiano di tassare comunque anche i pensionati che hanno trasferito le loro pensioni.

Le disposizioni del Governo garantivano sgravi fiscali troppo bassi per essere davvero convenienti a chi doveva tornare in Italia: solo il 30%, quindi alla fine anche questo incentivo è stato cancellato.

Fioccano da un paio d’anni siti internet e agenzie che assistono e seguono i pensionati che vogliono trasferirsi all’estero, con un aumento costante di richieste che non lascia prevedere stasi, anzi.

Si stimano in 6.420 i pensionati trasferirtisi negli ultimi 5 anni, con un’impennata di richieste nel 2014 di +65% che secondo i dati è arrivata ad un +70% nel 2015.

L’Inps da parte sua cerca di minimizzare il dato, sostenendo che la cifra di 400.000 pensioni attualmente pagate all’estero è destinata a diminuire fisiologicamente, non ad aumentare, ma stando alle cifre e al giro d’affari che si è sviluppato intorno a questo fenomeno negli ultimi 2 anni, viene da pensare che l’ente abbia fatto male i suoi calcoli.

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