Rapina di Nanto: in cella il “palo” della banda …

In mano un kalashnikov, calata sul viso una maschera. Gli spari, la fuga a folle velocità.

Ma dopo sei mesi d’indagine la svolta. I carabinieri e la procura lo hanno arrestato con l’accusa di tentata rapina a mano armata e tentato omicidio.

Si tratta di Oriano Derlesi, 51 anni (foto), giostraio veneziano residente in un campo di Pianiga, noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio.

È stato trovato a Pianiga, ieri mattina, quando all’alba è scattato il blitz dei militari.

Ora è in carcere a Venezia e gli investigatori sono certi che fosse uno dei complici di Albano Cassol, il nomade trevigiano ucciso da una fucilata durante l’assalto alla gioielleria Zancan.

Le indagini dei militari del nucleo investigativo di Vicenza continuano: all’appello, infatti, mancano ancora tre complici. Ieri mattina, al termine dell’operazione, il procuratore capo Antonino Cappelleri ha definito le prove a carico di Derlesi «robuste e sicure».

Tutto è partito con un sopralluogo, durato ore, subito dopo il colpo. Un lavoro accurato, che ha permesso di raccogliere materiale e reperti: a incastrare il giostraio, è stato proprio il Dna. Sembra certo che l’uomo fosse rimasto ferito, probabilmente in modo non grave, mentre faceva il “palo” fuori dalla gioielleria.

Su quella Renault Laguna, dove poco dopo era stato trovato il cadavere di Cassol, c’erano anche altre tracce di sangue, le sue.

Era successo tutto in una manciata di secondi. A Nanto, quella sera del 3 febbraio alle 18.30, era scoppiato l’inferno. Davanti alla gioielleria di Robertino Zancan, che si trova lungo la Riviera Berica, si era fermata una Laguna station wagon.

C’erano cinque persone, armate, pronte ad assaltare il negozio che, già in passato, aveva subìto rapine, anche violente. In base a quanto era stato ricostruito, anche grazie alle telecamere, i malviventi si erano divisi i compiti. Mentre due di loro (tra cui secondo gli investigatori Derlesi) erano rimasti all’esterno, vicino all’auto, di vedetta, imbracciando i Kalashnikov, altri tre erano passati all’assalto.

Uno, a volto scoperto, fingendosi un cliente, era entrato chiedendo di vedere alcuni gioielli. Poco dopo l’arrivo del complice. Ma la dipendente aveva capito che qualcosa non andava ed era riuscito a bloccarlo all’interno della bussola.

La situazione, in un lampo, era precipitata. I complici avevano provato a liberarlo a colpi di piccone contro le vetrate della gioielleria.

Graziano Stacchio, il benzinaio che gestisce il distributore accanto alla gioielleria, dopo aver urlato, aveva preso un fucile e sparato dapprima in aria. I malviventi avevano risposto al fuoco e Stacchio aveva esploso altri colpi. Uno dei banditi, Cassol, era rimasto ferito. Poi il tentativo di fuga. Ma l’uomo, ormai gravissimo, aveva perso il controllo dell’auto finita fuori strada sul Ponte di Nanto.

I soccorritori lo avevano trovato già morto.

I quattro complici di Cassol erano riusciti a fuggire a bordo di un’Audi che, prima dell’assalto, era stata lasciata a qualche centinaio di metri dalla gioielleria.

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